Buon Natale 2019

Auguri di Natale del Presidente

In occasione del Santo Natale vi facciamo i nostri più cari auguri con le parole scritte di proprio pugno dalla nostra presidente Carmen Falconi.

Auguri di Natale del Presidente

A tutti quanti voi desidero dire

GRAZIE

per quanto fate e quanto continuate a fare per la diffusione del commercio di giustizia.

Abbiamo fatto festa per i primi 30 anni che abbiamo potuto vivere e subito mi vengono alla mente i semi (seppur piccoli) che la vostra fedeltà e dedizione hanno permesso di nascere

Nel commercio equo c’è la tutela dei diritti di tante persone considerate “ultime” dal nostro mondo e si possono attuare i 3 coraggi del patto educativo globale tanto voluto da Papa Francesco. Coraggio di:

  • mettere al centro la persona
  • investire le migliori energie
  • formare persone disponibili a mettersi al servizio della comunità

Il coronamento dei 30 anni di vita è stata l’inaugurazione della Bottega di Via Mazzini. Alla luce delle speranze e della libertà, auguro a voi e ai vostri cari

Buon Natale e Sereno2020

Un abbraccio

La vostra Presidente  Carmen

Black friday a chi?

Tra le mode importate dell’America, quella che negli ultimi hanno ha riscosso un successo trasversale è il Black Friday, una giornata di sconti enormi all’indomani del Giorno del Ringraziamento.

Dietro a questi sconti enormi, sappiamo chi ci rimette?

Una origine amercana

Questa iniziativa prende piede in America, all’indomani del Giorno del Ringraziamento per invogliare i consumatori a fare i primi acquisti in vista delle ricorrenze natalizie. Una delle teoria per cui sembra chiamato nero vede richiamare i libri contabili. All’epoca le perdite veniva segate i rosso e i profitti in nero. Insomma, pare che nonostante gli sconti i volumi di affari fossero comunque importanti perché capaci di generare margini.

Che cos’è il Margine

Ci interessiamo al costo di un bene e decidiamo se è economico o costoso in base al nostro potere di acquisto, cioè in base a quello che possiamo comprare con quello che guadagniamo lavorando. Chi ci vende quel bene (e è a sua volta un lavoratore) invece stabilisce un prezzo che tiene conto:

  • di quanto ha pagato quel bene
  • di quali sono le spese che sostiene per poter vendere quel bene
  • qual è la sua ricompensa per aver svolto quel lavoro

La ricompensa del venditore dipende quindi dalla differenza tra il prezzo a cui si vende e il prezzo che si paga per poterlo vendere. Non potendo abbassare il costo dei beni che vende e delle spese per svolgere il mestiere, non gli resta che rinunciare ad una fetta del suo margine.

Ora se si tratta di grandi numeri, probabilmente il gioco vale la candela. Immaginiamo un grande negozio che vende normalmente 1000 pezzi di un bene a 50€, incassando 50.000€. In occasione di sconti stracciati, pubblicizzati per attrarre in massa molto clienti, potrebbe vendere 1500 pezzi a 35€ incassando 52.500€

Ma chi invece lavora su piccoli numeri, come i negozi del centro storico, gli artigiani o le piccole botteghe, difficilmente possono permettersi di incrementare i volumi velocemente o per carenza di spazi o perchè i tempi di produzione di un bene non possono essere contratti.

Una proposta azzardata

Immaginiamo ora di recarci al lavoro e sulla porta di ingresso si avvicina il nostro capo che ci dice “Buongiorno, ti ricordi che giorno è oggi?C’è la riunione di allineamento, poi facciamo un incontro per quel progetto… ah poi è’ il black friday: oggi si lavora 8 ore, ma lo stipendio è per 6 ore”. Le stesse folle che intasano in questi giorni i centri commerciali si riverserebbero sui patronati e i sindacati per gridare allo scandalo.

Vi aspettiamo in bottega con i nostri prodotti artigianali, realizzati a mano, per i quali non vi garantiamo il pagamento del giusto compenso al produttore ogni giorno dell’anno.

Photo by Wei-Cheng Wu on Unsplash

Esami a settembre

Alzi la mano chi tra di voi ha un esame imminente! Ci sono i rimandati a settembre, chi si immatricola e chi cerca di recuperare quello che non è stato dato lo scorso anno accademico. Beh, ci sentiamo sulla vostra stessa barca, perchè anche noi fra qualche giorno avremo il nostro esame.

Il sistema di Equo Garantito

Per poter operare come ente che si dichiara Equo e Solidale, la buona volontà e l’attenzione alle ingiustizie tra Nord e Sud del mondo sono condizioni necessarie, ma non sufficienti, Serve infatti un sistema di misurazione oggettivo del nostro operato. Altrimenti chiunque si potrebbe svegliare la mattina e dichiararsi tale, ma poi perseverare in comportamenti che contravvengono i 10 principi del commercio equo.

Questa carta dei principi esiste perchè le realtà di commercio equo in italia si sono unite e hanno raccolto il proprio credo in una Carta Italiana Dei Criteri del Commercio Equo e Solidale. Da questa unione prende forma la nostra associazione di categoria che si chiama Equo Garantito. Essa ha come compito la traduzione operativa di questi principi e il monitoraggio dei propri associati.

Lo standard al quale dobbiamo attenerci è riportato nel Regolamento di Gestione del Registro, che riassume i principi del commercio equo e solidale in 8 punti

  • Democraticità e trasparenza dell’organizzazione
  • Promozione del Commercio Equo e Solidale nell’attività commerciale e nell’attività info-educativa
  • Condizioni di lavoro del personale
  • Relazioni con i produttori
  • Lavoro di rete
  • Rispetto dell’ambiente

Come si vede in bottega, nei mercatini e nelle iniziative alle quali aderiamo, siamo da sempre impegnati nel rispetto di questi requisiti e nel darne opportuna evidenza per far riconoscere all’estero il nostro impegno.

Il sistema di monitoraggio

Le associazioni appartenenti a Equo Garantito ogni anno compilano un questionario di Autovalutazione rispetto a questi principi. E’ un’occasione per fermarsi a riflettere e riconoscere quanto davvero sia importante portare avanti le nostre iniziative, come le attività di formazione nelle scuole, le serate per il circolo del Cibo, le iniziative per diffondere una economia più giusta come Terra Equa Imola e Rivestiti!.

Ma niente come uno sguardo esterno può riconoscere attività enormi, ma che sono talmente consolidate nelle nostre routine da sembrarci poco importanti, o mancanze alle quali non avevamo posto la dovuta attenzione. Per questo ogni 2 anni vengono effettuati audit a campione tra gli associati per verificare la corrispondenza tra l’autodichiarazione e quanto riscontrabile dall’auditor.

Insomma ragazzi, in questi giorni anche noi stiamo facendo scorpacciate di frutta secca e cioccolata, per essere lucidi a attenti per l’audit. Siamo sicuri che andrà bene, perchè ci siamo preparati… però insomma, avete presente quel gorgolio allo stomaco? Ecco, i associazione ce lo abbiamo tutti.

E voi, come vi state preparando per il vostro esame?

Foto di Green Chameleon su Unsplash

La mappa e il territorio

mappe

A che cosa serve una mappa? Questo è la settimana di rientro dalle vacanze, si disfano le valigie, si ripongono costumi e una volta si sarebbero riposte anche le mappe di viaggio. Ora non serve, ce le abbiamo, digitali e pronte all’uso, sul nostro telefono.

Allora cosa serve una mappa? Serve ancora? Serve, eccome, anche se ci sembra un oggetto vintage, come il clavicembalo e il dagherrotipo. Una mappa rappresenta uno spazio, aiuta ad orientarci. Una mappa decide cosa viene prima e cosa viene dopo, mi aiuta a capire dove parto e dove posso arrivare. Una mappa serve a dare una visione compatta, approssimata e simbolica del perimetro in cui ci muoviamo. Non fraintendiamo, approssimata non significa fatta male. Una corretta rappresentazione dello spazio deve rispettare:

  • l’equidistanza, il rapporto delle distante sulla carta corrisponde a quello nella realtà
  • l’equivalenza, il rapporto delle superfici sulla carta corrisponde a quello nella realtà
  • l’isogonia, che è una parola difficile per dire che l’angolo formato da due righe sulla carta corrisponde all’angolo della superficie reale

Solo che tutto questo lo può fare un solido, non un piano.

La mappa del mondo che vediamo dal nostro telefonino ha origine antiche, riprende la mappa di Mercatore, disegnata nel 1569 perchè usata come riferimento della navigazione. Per la navigazione è utile l’isogonia, ed è stata posta enfasi su questa caratteristica a discapito delle altre. Da lì in poi, è stata questione di abitudine continuare ad usare sempre la stessa rappresentazione.

Il risultato di questa applicazione, specialmente per chi non naviga (al di fuori del web, si intende), è un errore nella percezione degli spazi. Le dimensioni effettive non sono come quelle rappresentate. L’Europa è al centro e l’emisfero nord occupa i 3/4 della carta, dando una errata percezione dei rapporti fra i territori. L’india è più grande o più piccola della Scandinavia? E il Nord America rispetto all’Africa?

Nel 1973 lo storico Arno Peters ha proposto la sua mappa per recuperare una corretta rappresentazione del mondo.

Fonte: Associazione Sconfinando Bottega equo solidale

Sostenne infatti che una rappresentazione grafica distorta porta ad una percezione distorta. L’Europa come centro del mondo, i paesi economicamente avanzati più grandi e sproporzionati. In questa mappa tutti gli elementi sono rappresentati secondo le reali dimensioni e gli errori sono distribuiti regolarmente

“La nostra immagine del mondo geografico è falsa perchè si basa su teorie cartografiche che sono solo mezze verità e che a sua volta sosteneva il grande mito tuttora esistente: quello dell’Europa al centro del mondo.”

La nuova cartografia, di Arno Peters

Non sono bastati quarant’anni per scalfire questa abitudine. La nostra rappresentazione rimane questa. Intanto le nostre percezioni sempre più sono filtrate dalla tecnologia e mano a mano che gli atomi diventano pixel, rischiamo di fraintendere la realtà delle cose. E non c’è niente come la cultura e la formazione per sopperire a queste lacune

Per principio

Non ci si fa mai abbastanza caso, ma ciò che usiamo quotidianamente, ciò che mangiamo, ciò che compriamo, ha uno processo lungo prima di arrivare nelle nostre mani. Le informazioni che ci arrivano su chi lo ha confezionato, lavorato, modificato e a volte coltivato non esisono o sono frammentarie, come altrettanto trasparenti le condizioni in cui tutto questo avviene.

E’ normale che sia così? Per come siamo abituati, forse sì. Ma non è una condizione natuale, semplicemente una convenzione. Forse sarebbe corretto che i consumatori sapessero cosa succede nel processo produttivo di un bene, perchè sono corresponsabili del benessere o dello sfruttamento.

Ricordare i 10 principi del commercio equo e solidale permette a noi di fare acquisti più consapevoli e attenti e ci garantisce di quello che c’è dietro.

  1. Pagamento di un prezzo equo per un salario dignitoso
  2. Relazioni commerciali di lungo termine per avere una stabilità di reddito
  3. Pagamento anticipato per chi non ha accesso al credito
  4. Trasparenza e verificabilità delle condizioni di lavoro
  5. Sviluppo delle competenze per introdurre nuove tecnologie
  6. Informazione e sensibilizzazione
  7. Pari opportunità per uomini e donne
  8. Condizioni di lavoro corrette e sicure, come per orari di lavoro dignitosi e ambenti salubri
  9. Rispetto dei diritti dell’infanzia
  10. Rispetto dell’ambiente .

Sei sicuro che ciò che compri rispetti questi principi?