Esami a settembre

Alzi la mano chi tra di voi ha un esame imminente! Ci sono i rimandati a settembre, chi si immatricola e chi cerca di recuperare quello che non è stato dato lo scorso anno accademico. Beh, ci sentiamo sulla vostra stessa barca, perchè anche noi fra qualche giorno avremo il nostro esame.

Il sistema di Equo Garantito

Per poter operare come ente che si dichiara Equo e Solidale, la buona volontà e l’attenzione alle ingiustizie tra Nord e Sud del mondo sono condizioni necessarie, ma non sufficienti, Serve infatti un sistema di misurazione oggettivo del nostro operato. Altrimenti chiunque si potrebbe svegliare la mattina e dichiararsi tale, ma poi perseverare in comportamenti che contravvengono i 10 principi del commercio equo.

Questa carta dei principi esiste perchè le realtà di commercio equo in italia si sono unite e hanno raccolto il proprio credo in una Carta Italiana Dei Criteri del Commercio Equo e Solidale. Da questa unione prende forma la nostra associazione di categoria che si chiama Equo Garantito. Essa ha come compito la traduzione operativa di questi principi e il monitoraggio dei propri associati.

Lo standard al quale dobbiamo attenerci è riportato nel Regolamento di Gestione del Registro, che riassume i principi del commercio equo e solidale in 8 punti

  • Democraticità e trasparenza dell’organizzazione
  • Promozione del Commercio Equo e Solidale nell’attività commerciale e nell’attività info-educativa
  • Condizioni di lavoro del personale
  • Relazioni con i produttori
  • Lavoro di rete
  • Rispetto dell’ambiente

Come si vede in bottega, nei mercatini e nelle iniziative alle quali aderiamo, siamo da sempre impegnati nel rispetto di questi requisiti e nel darne opportuna evidenza per far riconoscere all’estero il nostro impegno.

Il sistema di monitoraggio

Le associazioni appartenenti a Equo Garantito ogni anno compilano un questionario di Autovalutazione rispetto a questi principi. E’ un’occasione per fermarsi a riflettere e riconoscere quanto davvero sia importante portare avanti le nostre iniziative, come le attività di formazione nelle scuole, le serate per il circolo del Cibo, le iniziative per diffondere una economia più giusta come Terra Equa Imola e Rivestiti!.

Ma niente come uno sguardo esterno può riconoscere attività enormi, ma che sono talmente consolidate nelle nostre routine da sembrarci poco importanti, o mancanze alle quali non avevamo posto la dovuta attenzione. Per questo ogni 2 anni vengono effettuati audit a campione tra gli associati per verificare la corrispondenza tra l’autodichiarazione e quanto riscontrabile dall’auditor.

Insomma ragazzi, in questi giorni anche noi stiamo facendo scorpacciate di frutta secca e cioccolata, per essere lucidi a attenti per l’audit. Siamo sicuri che andrà bene, perchè ci siamo preparati… però insomma, avete presente quel gorgolio allo stomaco? Ecco, i associazione ce lo abbiamo tutti.

E voi, come vi state preparando per il vostro esame?

Foto di Green Chameleon su Unsplash

Tomato Revolution: lavoreresti per 4 euro all’ora?

Parte oggi fino la campagna promossa da Altromercato per fare conoscere una filiera biologica, legale e trasparente della conserva del pomodoro.  Un piatto di pasta può contrastare il caporalato? Noi crediamo di sì.

Balzano ciclicamente agli onori della cronaca episodi di caporalato, come ad esempio la strage di braccianti che ci fu nel 2016 a seguito di un incidente stradale

Fece molto clamore anche l’omicidio di Soumayla Sacko, bracciante irregolare, freddato perchè si era introdotto in una fabbrica abbandonata per rubare lamiera con cui costruirsi una baracca in una tendopoli.

E’ stata resa nota qualche giorno fa una indagine della Polizia di Terracina a seguito di denunce di alcune donne braccianti di origine indiana per sfruttamento, minacce e molestie sessuali. Il loro compenso è 4 € all’ora per un massimo di 18 euro al giorno, con turni che durano l’intera giornata. Una condizione che nessuno di noi sarebbe disposto a subire.

Le condizioni di sfruttamento e degrado in cui esseri umani sono costretti a lavorare e a vivere possono essere inquadrate a pieno titolo come forma di schiavitù. La presenza di queste sacche minaccia l’intero comparto agricolo e i diritti dei lavoratori regolari,  innescando una guerra di prezzi al ribasso dove anche la qualità del prodotto rischia di essere travolta.

Secondo il Rapporto dell’ispettorato Nazionale del lavoro, nel 2016 in Italia il tasso di lavoratori irregolari si aggira sul 50% e questo genera danni economici fino a 3.6 miliardi di euro.

A complicare ulteriormente la situazione, restando sulla filiera del pomodoro, solo un quarto del pomodoro con cui si realizzano passate e concentrati proviene dall’Italia, e una fetta equivalente proviene dalla Cina. L’impatto ambientale che genera il trasporto
di un prodotto abbondantemente disponibile è ingiustificato.
Come può un prodotto, il cui costo di trasporto ha una incidenza notevole sul prezzo finale, essere ancora competitivo  con il prodotto nazione? Come viene prodotto? A quali condizioni? Quali sono le caratteristiche organolettiche di un prodotto coltivato così? In sostanza: cosa ci mangiamo?

Un segnale può partire da noi, smettendo di acquistare secondo una logica al ribasso, ma valorizzando i prodotti che tutelano e garantiscono i diritti dei lavoratori.
Per sostenere la questa causa passa in Bottega e vieni a conoscere la promozione in occasione della Tomato Revolution

Foto: Avvenire

Cosa Resterà….

Che fatica organizzare qualcosa, ma ne vale sempre la pena, specialmente quando le persone sono così attive è partecipi. Grazie a Terra Equa Imola abbiamo rafforzato legami e scoperto alternative possibili ad una moda di sfruttamento e inquinamento

Riverblue

A guardare certi documentari vieni l’amaro in bocca. Non si capisce come sia possibile essere arrivati a tali livelli di inquinamento per colpa della industria della moda. La visione di Riverblue è stato un momento toccante per spingerci a fare qualcosa di più (se te lo sei perso puoi acquistarlo qui per una sciocchezza) Però non deve essere pessimistico il messaggio trasmesso, altrimenti ci sentiamo inutili e impotenti di fronte a qualcosa che in realtà può cambiare e migliorare..

Le alternative

Per non farci scoraggiare, diamo un’occhio a quelle che sono le alternative che abbiamo allo sfruttamento indiscriminato delle risorse. Abbiamo ospitato i ragazzi di Etico, che con il loro progetto diffondo gli abiti di progetto Quid e le Malefatte, abbiamo ospitato Serena Baldini che ci ha illustrato con Peace Steps come un sandalo possa essere uno strumento di indipendenza economica in una parte del mondo abbruttita da una insensata guerra territoriale.

Forse il capo di abbigliamento che più si sfrutta nella bella (sperando che arrivi stagione) è la maglietta. I bottega a breve saranno presenti nuove magliette che arrivano dal commercio equo e solidale

Pensieri al Vento

E’ la linea di abbigliamento 100% equosolidale a doppia firma, nata dalla collaborazione
di due cooperative di Commercio Equo e Solidale: altraQualità e Pace e Sviluppo (4passi.org)
Le T-shirts in cotone bio (certificato GOTS) e Fairtrade sono prodotte e stampate da Armstrong Knitting Mills – India, una organizzazione con elevati standard sociali e ambientali. Le maglie sono in 100% cotone Bio e Fair Trade.

O’PRESS

E’ un progetto di economia carceraria da cui nasce la collezione ‘Canzoni Oltre le Sbarre’ una linea 100% etica di T-shirt dedicata alla muisica di grandi Cantautori italiani.

Le T-shirt provengono dal circuito del commercio equo e solidale e la serigrafia è realizzata in Carcere, dai detenuti della V Sezione di Alta sicurezza della Casa Circondariale di Genova-Marassi, all’interno di un progetto che consente ai detenuti di essere socialmente attivi.

Con l’esperienza che ha maturato nel tempo questo progetto è aumentata e migliorata la capacità di produzione e la qualità. La Collezione 2019 presenta una nuova e impegnativa sfida: la stampa serigrafica in quadricromia. Una tecnica che richiede competenza, passione, grande attenzione e cura. In bottega troverete t-shirt della nuova linea ПРАВО, ispirate alle grafiche russe della prima metà del ‘900.

A breve le foto: seguiteci sulla pagina fb

Buon 8 marzo!

In occasione della Festa della donna si parla di gender gap e come l’economia tradizionale riservi un trattamento impari al “gentil sesso”.
Fino a cent’anni fa si pensava che le donne non potessero nemmeno occuparsi di imprenditoria, questa eredità culturale è dura a morire. Passi avanti ne sono stati fatti e importantissimi, ma bisogna perseverare.
Cercate una economia che valorizzi il lavoro delle donne? Ecco a voi il commercio equo e solidale:

☑️Il 65% dei lavoratori delle organizzazioni italiane di Commercio Equo e Solidale sono donne
☑️Il 36% dei Presidenti delle organizzazioni italiane di Commercio Equo e Solidale sono donne
☑️In queste organizzazioni con presidenti donne, la percentuale di lavoratrici donne sale al 80% dei lavoratori.